Dato che i manifesti del PDL continuano a brillare per la loro assenza, ci tocca quindi infierire ulteriormente sul cadavere del centrosinistro partito natimorto di Franceschini & Co.

Mentre l'Italia rotola veloce verso nuove elezioni, questo blog vi offre in anteprima i prossimi manifesti elettorali. Anche e soprattutto quelli che probabilmente non vedrete mai affissi sui muri del vostro quartiere.
Dunque Berlusconi andrà a celebrare il “suo” 25 Aprile a Onna, il paese abruzzese più duramente colpito dal terremoto; scelta giustificata da una strage nazista che costò la vita a 17 abitanti del paese. 17 civili italiani morti come migliaia di altri in centinaia di altri paesi d’Italia. Eh, ma a Onna c’è stato il terremoto, vuoi mettere?
Eccolo in azione, il premier taumaturgo, il monatto dell’emergenza. Implacabilmente, indifferentemente indecoroso come nessun altro sa essere - e questa è la sua maggior dote. Senza ritegno, anche nella tragedia non vede altro che un’occasione, un’opportunità da afferrare: il modo perfetto per svuotare del suo significato quella Resistenza che tanto gli sta da sempre, malcelatamente, sul gozzo. Fare ombra alla Liberazione, all’antifascismo, alle radici stesse della Repubblica e della democrazia italiana, appellandosi al pietismo, alla commozione, al patetico. Quest’anno i mass media non parleranno della lotta di un popolo contro la dittatura fascista: parleranno, ancora, di lui. Di com’è presente, di com’è sensibile, di come è necessario lasciarlo lavorare. Lo mostreranno mentre abbraccia sopravvissute ottuagenarie, mentre bacia bambini, mentre promette aiuti, mentre stringe la mano ai soccorritori. Come in un cinegiornale dell’Istituto Luce. E la gran massa imbesuita, in poltrona davanti al quarantaduepollicielleciddì, muoverà, grave, su e giù la testa. Da applausi. Un colpo da maestro, Cavaliere.
Ora però ditemi: se a Santoro hanno dato dello sciacallo, questo premier che usa dei poveri cristi morti tra macerie ancora fumanti come arma di rimozione storica di massa, come vogliamo chiamarlo? “Sciacallo” non va bene? Forse è meglio “iena ridens”? Perché lui gozzoviglia sulle carogne, ma poi sdrammatizza con una battuta, eh.
Quando penso alla morte di Berlusconi, immagino un revival dei tempi dei leader sovietici.
Inizierà con il TG1 che annuncia “Il premier ha cancellato la sua partezipazione all’evento x a causa di un raffreddore”, poi per settimane ce lo faranno vedere in immagini di repertorio, sempre meno, mentre a poco a poco i media ci racconteranno la storia di come un raffreddore si possa aggravare, diventare polmonite, causare decesso.
Infine l’annuncio ufficiale, accompagnato da radio e tv che trasmettono solo musica classica; per l’occasione anche “Il Giornale” pubblica un’edizione senza testo, 36 pagine di spartiti di Chopin, per non essere da meno.
Segue il cordoglio universale, il funerale di stato con 300 soubrettine vestite da vedove siciliane, l’epitaffio in settenari scritto da Bondi, Fede che si getta sul feretro urlando “Seppellitemi con lui!”.
Tutto questo mentre ormai da un mese i vermi fanno la festa sul cadavere di uno morto d’infarto per overdose di viagra.
MILANO - Succede tutto in un’ora. Alle 9 il giornalino scolastico arriva nelle classi, gomitate e sguardi divertiti tra i ragazzi. Anche la preside lo sfoglia. E non ride. Lo fa ritirare. Immediatamente. Poi, poco prima delle 10, lo riconsegna agli studenti con la prima pagina strappata. Quella che sull’«Urlo», testata del liceo classico Beccaria, raffigurava Papa Benedetto XVI con un preservativo in testa. E la scritta: «Finalmente ho capito a cosa serve». Il Papa sulla copertina di un giornalino scolastico. «Offeso, sbeffeggiato», come dicono alcuni liceali. O «giustamente criticato per le sue idee sui Aids e contraccezione», contestano altri. L’episodio risale a ieri, ultimo giorno di lezioni prima delle vacanze di Pasqua. Aria di festa, in via Linneo, finestre aperte e voglia di uscire. Allo scoccare della seconda ora, la redazione dell’«Urlo» consegna la sua ultima pubblicazione, raccoglie commenti e osservazioni. Ma nel giro di qualche minuto arriva il contrordine: «La preside ci ha censurato». [...]Come italiano ormai dovrei essermi abituato al fatto che l'Articolo 21 della Costituzione sia usato sistematicamente come carta da culo da fascisti e fascistoidi d'ogni ordine e grado (tra i quali i clericali spiccano sempre), eppure quando la repressione del libero pensiero avviene proprio in una scuola, dove il pensiero dovrebbe essere coltivato e non calpestato, mi incazzo ancora come se fosse la prima volta.